#10 X sta a Y come…
...pensare sta a scrivere. Usare la similitudine significa costruire ponti tra ciò che sappiamo. Io sono Simona Sessini e questa è la decima newsletter del 2026 de Il caffè del lunedì.
Ogni settimana una parola, un racconto: un gioco serio per creare l’abitudine a scrivere insieme. Niente iscrizioni né costi, solo un sondaggio del lunedì (ma a volte ritardo) su Instagram: voi scegliete la parola, io scrivo — e se vi va, scrivete anche voi. La ricerca lo conferma: la scrittura creativa migliora umore, stress e perfino alcuni indicatori di salute. Partiamo? Buon caffè.
Parto da un presupposto, non più scontato, cioè che un insegnante si dia da fare per capire come funziona il metabolismo neurale dei propri studenti e si ingegni per far digerire concetti complessi e, a volte, ostici.
Se questa premessa è vera, esiste un modo per avvicinare un concetto distante a qualcuno che non ne sa niente?
Esiste.
Ed è la similitudine, quella meravigliosa figura retorica che è utile sia per scrivere, sia per spiegare.
È uno dei miei migliori argomenti a dimostrazione dell’assunto che scrivere serve a pensare in modo più chiaro. Lo scopo di scrivere e spiegare è in fondo rendere comprensibile ad altri storie, meccanismi, concetti, ragionamenti e processi.
E non è solo una questione di retorica o letteratura, dovremmo finirla con l’incomunicabilità delle discipline.
Una piccola distinzione
Similitudine e metafora si assomigliano perché nella consolidata esperienza scolastica rientrano tutte e due nella tipologia del linguaggio figurato. In realtà, anche se Aristotele sosteneva che si differenziassero solo per la presenza del “come”, le due figure retoriche attivano aree del cervello diverse.
Che cosa succede nel cervello di chi ascolta quando gli dici che X è come Y?
I risultati di neuroimaging1 hanno mostrato che la similitudine attiva, come la metafora, il giro frontale inferiore sinistro, un’area del cervello coinvolta nella comprensione del discorso, nell’individuazione di anomalie semantiche e nel rilevamento di significati ambigui, ma ancora più marcatamente le aree fronto-mediali, legate alla coerenza e all’inferenza.
In pratica: quando sentiamo ‘X è come Y’, il nostro cervello costruisce un ponte e verifica quali caratteristiche di Y si applicano a X e quali no2.
Questo non rende la similitudine inferiore, anzi, alla base del suo funzionamento si può riconoscere l’apprendimento analogico, che permette di stabilire confronti in modo più graduale e senza il salto logico che richiede la metafora.
Il corpo capisce
C’è un motivo preciso per cui il ragionamento analogico funziona nell’apprendimento. Quando elaboriamo il linguaggio figurato non coinvolgiamo solo le aree linguistiche del cervello, ma anche quelle senso-motorie, cioè quelle che presiedono al movimento, alla percezione fisica, all’esperienza corporea.

Le similitudini aiutano l’apprendimento non perché semplifichino i concetti ma perché sfruttano un canale che il nostro cervello conosce già bene, le esperienze fisiche e sensoriali.
Se io dico che “imparare è come fare un viaggio verso l’ignoto” oppure “imparare è come costruire una casa” non sto proponendo solo un’immagine.
L’immagine che si forma nella mente trasporta il corpo dentro un concetto: imparare come viaggio richiede una disposizione corporea, fisica, di movimento diversa da imparare come costruzione3.
Come una proporzione
Non è un espediente retorico ma una capacità cognitiva fondamentale, anche nelle discipline STEM, perché quando il pensiero diventa astratto, la similitudine permette di tenere insieme ciò che si sa e ciò che non si sa ancora, ciò che si sta, per l’appunto, imparando.
Il meccanismo del ragionamento per analogia consiste nel trasferire relazioni da un dominio familiare a uno nuovo, andando oltre le caratteristiche superficiali per mantenere il focus sulla logica più profonda.
Nel modello atomico di Rutherford, un pianeta e un elettrone non si assomigliano in nulla e tuttavia possiamo accostarli, dicendo che un elettrone si muove come il pianeta Terra intorno al Sole, perché entrambi orbitano intorno un centro. È esattamente il tipo di pensiero che serve per orientarsi in biologia, chimica, fisica, e per affrontare problemi complessi senza perdersi nei dettagli sbagliati4.
In altri termini, la similitudine funziona come una proporzione in matematica: una proporzione è un’uguaglianza tra due rapporti. A sta a b come c sta a d dice che la proporzione non confronta i numeri, ma il tipo di relazione che c’è tra i numeri.
La proporzione serve quando le grandezze cambiano, ma la relazione resta costante. La similitudine fa la stessa cosa: conserva le relazioni mentre cambiano le cose. Quando è presente l’incognita, sappiamo che è possibile individuarla, perché possiamo trovare la relazione, ciò che resta uguale mentre tutto il resto cambia.
E prima di spiegare agli altri…
Per costruire una similitudine istituendo una analogia, siamo obbligati a fare i conti con quello che sappiamo davvero. Se il ponte tra X e Y non regge, il problema non è di linguaggio: è concettuale. In questo senso, generare analogie è anche un atto metacognitivo: uno specchio che rivela, anche in noi docenti, dove la comprensione è solida e dove mostra dei buchi.
La similitudine non è solo una figura retorica utile a scrivere bene. È uno strumento per chiarire il proprio pensiero, e funziona perché scrivere non è la trascrizione di idee già formate: è il modo in cui le idee prendono forma. Costruire il ponte tra X e Y obbliga a capire X. Se il ponte non regge, il problema viene prima della scrittura.
C’è un altro vantaggio nell’imparare a costruire analogie: non migliora solo come si spiega qualcosa a qualcun altro, migliora come si studia. Chi sa mettere in relazione un concetto nuovo con qualcosa che già conosce ha uno strumento per monitorare il proprio apprendimento in modo attivo, non affidandosi solo alla sensazione di aver capito, ma verificandola.
Come abbiamo già detto in altre occasioni, la creatività non è lasciarsi andare: richiede la co-attivazione di due reti neurali apparentemente opposte, quella che si attiva quando la mente vaga (il default mode network) e quella del controllo esecutivo, il focus. Servono sia la distrazione che l’attenzione. Il momento in cui entrambe lavorano insieme è quello in cui nascono le idee davvero nuove, anche nel caso delle similitudini.
La ricerca conferma anche che le idee migliori non arrivano sotto pressione. Servono tempo, ambiente rilassato, e la possibilità di lasciare vagare la mente, prima di riportarla a fuoco. E, come ogni forma creativa, anche l’approccio analogico può essere appreso.
In una ricerca Tise e colleghi (2023) hanno insegnato a studenti universitari di biologia a generare analogie come strategia di apprendimento esplicita (e non a riconoscerle nei testi, come facciamo spesso nelle nostre aule) costruendole a partire dai contenuti del corso. I risultati dicono che la qualità delle analogie prodotte è migliorata nel tempo, anche con un investimento minimo (bastano 5-10 minuti per attività).
Come riconoscere una similitudine che funziona
Una similitudine funziona se il termine di confronto è davvero noto a chi ascolta: se la Y è estranea quanto la X, non costruisce un ponte, crea un secondo problema. E deve trasferire relazioni, non solo somiglianze superficiali: le similitudini che restano sono quelle che portano dentro una logica, non solo un’immagine.
Quante similitudini sapresti creare?
Scegli qualcosa da spiegare, un concetto scientifico, un’emozione, una situazione. Può essere l’osmosi, la teoria dell’anima di Platone, oppure il fastidio cronico che ti crea una certa persona. Scrivi tutte le similitudini che ti vengono, senza fermarti, per almeno 5 minuti. L’obiettivo non è trovarne una bella: è levare il primo strato, quello delle associazioni automatiche, già sentite, quelle che fanno tutti, per arrivare a quello che sta sotto.
Quando non ti viene più niente, rileggi la lista. Quale similitudine ti sorprende? Quale regge davvero il confronto anche da angolazioni diverse?
Se puoi, fallo con altri: ognuno crea la sua lista, si confrontano, si migliora insieme quella più inaspettata perché funzioni meglio. Occorre fare domande: dove non regge? in che cosa regge?
La quantità non è un esercizio di stile. È il modo per scoprire che il pensiero ha più strati di quanti ne vediamo al primo tentativo.
La similitudine non è un abbellimento. È il momento in cui ci rendiamo conto di cosa sappiamo davvero, e di cosa pensavamo di sapere. Per questo funziona in classe, funziona nella scrittura, e funziona, forse soprattutto, quando la usiamo per chiarire noi a noi stessi, prima ancora di portarla agli altri.
Buon caffè ☕
Simona
PS: Questi esercizi non hanno scadenza. Ma possono essere, a mio avviso, utili anche per chi vuole lavorare in classe con i ragazzi sulla scrittura. Gli spunti possono essere innumerevoli…
Lo studio di riferimento è consultabile qui: Riddell, P. (2016). Metaphor, simile, analogy and the brain. Changing English, 23(4), 362–373. https://doi.org/10.1080/1358684X.2016.1228443
Dallo studio citato sopra: “Le frasi metaforiche producevano una maggiore attivazione del giro frontale inferiore destro, importante per l’estrazione di caratteristiche dall’argomento e dal veicolo della metafora e per l’integrazione di tali concetti. Questa elaborazione aggiuntiva spiegherebbe il maggiore tempo di reazione”. La similitudine insomma è meno dispendiosa in termini di lavoro neurale.
Ritorno qui, in modo un po’ libero, agli studi della linguistica cognitiva di G. Lakoff sulla teoria della metafora e a quelli di M. Johnson sulla embodied cognition.
“Il ragionamento relazionale è “la capacità umana fondamentale di discernere i modelli all’interno di qualsiasi flusso di informazioni” (Dumas, 2017, p. 1). Il ragionamento relazionale comprende quattro tipi di ragionamento: analogico, anomalo, antinomo e antitetico, ed è stato supportato come un tipo di cognizione noto per avere un impatto positivo sulla preparazione dei professionisti STEM (Thiry et al., 2011)”. Queste informazioni sono state proposte in particolare in questo studio, che si è concentrato sull’apprendimento analogico con un esperimento su studenti di biologia: Teaching Postsecondary Students to Use Analogies as a Cognitive Learning Strategy: An Intervention Joseph C. Tise, Rayne A. Sperling, Michael S. Dann, and Taylor M. Young CBE—Life Sciences Education 2023 22:1


