Cari i miei venticinque lettori,
sono stata assente per un po’. E questa assenza mi ha fatto soffrire. Scrivere è il mio modo per pensare e la newsletter è un modo per ripulire i miei ragionamenti e fermare le idee. Metterlo da parte non è stato indolore.
Perché è successo? Quest’anno ho lavorato in amministrazione, in USR, e questa esperienza ha assorbito tutte le mie energie. Non ne è rimasto spazio per scrivere. Ma proprio per questo sento il bisogno di fare un punto della situazione per poter ripartire.
Un tempo che cambia
Si avvicina il momento di tornare a scuola, e mi accorgo di sentirmi più leggera. È un sentimento a due facce. Da una parte mi dispiace lasciare un’esperienza che comunque mi è stata utile. Dall’altra, non vedo l’ora, perché è stato un lavoro che ha chiesto tutto, e io ho bisogno di essere più vicina a casa.
E “casa”, in questo momento, ha un significato preciso. Vedo i miei figli diventare sempre più autonomi, e questa è una delle cose più belle a cui abbia mai assistito. Mi sembra di averli accompagnati verso una vita più consapevole, più responsabile, più matura. Ma mentre li lascio andare per la loro strada, mi accordo che ancora un filo va trattenuto, che la presenza è ancora importante, e credo che questa piccola intuizione sia d’aiuto anche a chi mi legge: i ragazzi, gli studenti, hanno davvero bisogno di adulti per crescere. Forse questo è una briciola che mi consente di ritrovare la mia, di strada.
Perché insegnare
Mi è capitato diverse volte di sentirmi dire che ero fortunata a insegnare, perché ho a che fare con ciò che è essenziale nella vita. In effetti è così. Insegnare richiede una capacità di sguardo. Vivere davanti a dei ragazzi, ai quali non si può mentire, significa confrontarsi ogni volta con il senso di ciò che faccio, con il valore che attribuisco alle cose e alle persone.
Costruire delle persone comporta la fatica di continuare a costruire se stessi.
È un lavoro che, per quanto nobili possano essere le altre professioni, si perde inevitabilmente di vista nell’ordinario tran tran di scadenze e di emergenze.
Per quanto mi sia stato utile quello che ho imparato quest’anno, non baratterei la vita di scuola con nessun altro mestiere.
Del resto, riprendo la scuola senza essermi presa la pausa estiva: lavorare in amministrazione significa non avere le pause didattiche, con tutto quello che questo comporta in termini di stress e di stanchezza accumulata. E lavorare nell’amministrazione scolastica, a livello regionale, è vorticoso: è un punto di vista privilegiato, che ti permette di osservare l’insieme, tutta la macchina del sistema scuola. Una prospettiva che da dentro una classe, o da dentro una singola scuola, semplicemente non si ha. Eppure, e non è una scoperta, lo dicono tutti, ma va ridetto, a fare la differenza è il motivo per cui fai un lavoro. Un lavoro che ha un senso per te cambia la qualità della fatica stessa, anche quando la fatica resta.
Da dove ripartire
Mi sembra importante riflettere un po’ di più su cosa voglio io e su cosa posso fare nel tempo che vivo. Un punto da cui ripartire è proprio questo: riprendere la newsletter con sistematicità, ogni lunedì. Tornare a raccontare le cose che faccio e che vedo nel mondo della scuola.
Perché scrivere, per me, non è mai stato solo un esercizio. È il modo in cui capisco cosa penso davvero.
Quello che vorrei
Mi piacerebbe fare mille e mille cose. Mi piacerebbe studiare l’inglese. Viaggiare. Continuare a studiare, punto e basta, perché studiare è una delle cose che mi fa sentire più viva. Ma so che non è solo questo: è il desiderio, più profondo, di fare qualcosa di significativo, qualcosa per cui potrei dire a me stessa “sento di aver lasciato le cose un po’ migliori di come le avevo trovate, me compresa”.
Un augurio per settembre
E perciò mi piacerebbe augurare a tutti, in questo primo settembre, un nuovo inizio con una nuova consapevolezza. E a me stessa vorrei fare una domanda, prima di tornare in classe: che senso ha insegnare, entrare in classe, per me?
Siamo di nuovo al primo settembre. Da qui voglio ripartire, con questo caffè del lunedì, ogni lunedì.
Buona ripartenza e buon caffè ☕
Grazie per avermi aspettato.
A lunedì,
Simona


Bentornata, mi sei mancata!
carissima, bentornata tra i banchi, sono sicura che ci faremo compagnia! lontane ma in qualche modo vicine!