#32 Ironia
Puoi insegnare senza l’80% della pedagogia che ci rifilano, ma senza ironia non si sopravvive. Io sono Simona Sessini e questa è la trentaduesima newsletter del 2025 de Il caffè del lunedì
Tra l’abusato esempio di Pirandello e la scoperta di Magritte, nel mio randagismo estivo provo a dire perché l’ironia è la chiave per aprire il mondo.
Questa newsletter vorrebbe essere necessariamente breve, perché mi sto ritagliando due ore rase di scrittura nel caotico mondo delle vacanze estive tra viaggi della speranza in nave verso la Sardegna e voli in ritardo da Bruxelles, per finire nel luogo più sperduto del mondo. Cioè senza connessione internet.
Seduta fuori al sole su un muretto a secco, davanti allo spettacolo del mare e la vista di Capo Testa, finalmente mi lascio travolgere dai pensieri (per quanto possibile perché ho un’amica molesta che vuole parlare a tutti i costi). Da poco mi sono sorpresa a dichiarare con una certa convinzione che l’80% della pedagogia che ci insegnano diventando docenti possiamo buttarla nel cesso perché è inutile. Forse ero con Raffaella @la_valigia_della_prof con la quale i siamo incontrate a sorpresa a Bruges, degustando una Kriek, cioè una tipica birra belga aromatizzata alla ciliegia (ma potrei sbagliare perché sono sicura di avere espresso questo concetto a casa di una mia amica una sera a cena).

La mia idea è che le tattiche con i ragazzi funzionano lo spazio di provarle con la catastrofica conseguenza di perdere la loro stima per sempre e addio relazione didattica ed educativa.
Se dovessi dire che cosa funziona davvero a scuola, sintetizzerei in questo modo: tutto, basta non mentire. Soprattutto: non mentire.
Penso che tutte le volte in cui mi sono sentita annegare nel mare di quei visi, la mia ciambella di salvataggio sia stata sempre questa. E l’ironia.
Come spiegare l’ironia agli undicenni (in breve)
L’ironia fa parte dell’archivio delle mie lezioni preferite. Intanto perché è una figura retorica e poi perché nel mondo degli assoluti dell’adolescenza, in cui è tutto brutto o tutto bello, l’ironia li salverà. Non la bellezza. Ma la capacità di vedere entrambe le cose.
Spiegare l’ironia agli undicenni è stata una delle esperienze più gratificanti dell’insegnamento. Dicevo: funziona così ragazzi, con l’ironia si evidenzia il contrario di quello che appare immediatamente. Quindi davanti ad una villa mega lussuosa, ironicamente si può osservare che si tratta di una abitazione piccola e modesta. E viceversa in un buco di casa in cui fai fatica a girarti e dalla cucina al bagno è un passo, puoi esclamare che è troppo ampio e spazioso, come buco.
L’intuizione che qualcosa può essere diversa da quello che immediatamente appare è ciò che rende, ai miei occhi, così intrigante e inesauribile l’ironia, che gioca sui significati consueti per stravolgerli e offrire, a chi vuole intenderli, piccoli sprazzi di verità.
Partendo da Pirandello
(Scontato, lo so, ma sempre efficace). Quando spiego l’opera di Pirandello, inizio sempre da “L’umorismo” e dall’esempio della vecchia imbellettata:
Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un avvertimento del contrario. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente s’inganna che, parata così, nascondendo così le rughe e la canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario.
L’osservazione che la riflessione intervenga per introdurre un passaggio ulteriore che porta all’umorismo permette di far luce su quanto l’ironia (anche se ironia e umorismo non sono la stessa cosa giocano sullo stesso assunto, cioè il contrario) possa essere una difesa potentissima dell’intelligenza umana. L’ironia, spiegavo in classe, è l’arma degli intelligenti.
A Bruxelles ho costretto mio figlio a vedere l’esposizione di Renè Magritte. È un artista che conosco poco ma quest’anno mi ha affascinato un albo illustrato, “La mela di Magritte”, che ho portato in classe proprio per questo approccio ironico alla realtà delle cose.
All’ingresso del museo si trovava questa enorme riproduzione di una pagina degli scritti del pittore belga. Il fatto che le parole possano essere sostituite da immagini e che le immagini e le parole possano essere utilizzate per dire qualcosa di diverso da quello che epidermicamente appare, mi rilancia in un mondo in cui le metafore spalancano riserve di significati altri, diversi, infiniti.
… una rilettura di Magritte (a modo mio)
Per usare l’ironia, bisogna avere confidenza con la grammatica e con la lingua, e questo Magritte l’aveva ben chiaro.
Gettata in un mondo in cui i volti diventano mele e il cielo ha la forma di una rondine, è quasi immediato trovarsi d’accordo con quello che scrive il pittore belga (sono quelle che accompagnano la mostra):
Le mond et son mystère ne se refait jamais, il n’è pas un monde qu’il sufit del copier.
Il mondo e il suo mistero non si rifanno mai, non c’è un mondo che basti copiare.
Non ci basta copiare il mondo, abbiamo bisogno di reinventarlo per amarlo. Ecco, per me l’ironia è quella piccola chiave per vedere della realtà più di quello che ci presenta. Come è l’anticamera della poesia:
L’objet de la poesie deviendrait une conaissance des secret de l’universe qui nos permettrait d’agir sur les éléments.
L’oggetto della poesia diventerebbe una conoscenza dei segreti dell’universo che ci permetterebbe di agire sugli elementi.
Come gli artisti, anche gli adolescenti (e quanto è prezioso questo “sentiment de certitude”) si dibattono in un universo enigmatico, come noi:
Tout dans mes ouvres est issu du sentiment de certitude que nous appartenons, en fait, à un universe énigmatique.
Tutto nelle mie opere nasce dal sentimento di certezza che noi apparteniamo, in realtà, a un universo enigmatico.
L’ironia resta nelle loro menti un potente talismano per far sì che del mondo vedano una cosa e il suo contrario coesistere armonicamente:
Il n’è faut pas craindre la lumière du soleil sous pretexte qu’elle n’a presque toujours servi qu’a éclairer un monde misérable.
Non bisogna temere la luce del sole con il pretesto che essa sia quasi sempre servita soltanto a illuminare un mondo miserabile.
Perché riduce all’essenziale, questo pensavo mentre ritiravo i panni stesi tra un viaggio e l’altro sul terrazzo a casa dei miei, sotto il sole nudo.
L’ironia salverà il mondo.
Buon caffè ☕
Simona
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