#36 scuola vs vita
La scuola vera non è solo in classe: è possibile portare la scuola fuori dall’aula? Io sono Simona Sessini e questa è la trentacinquesima newsletter del 2025 de Il caffè del lunedì
Settembre porta nuove campanelle, ma anche nuove domande: serve più vita nella scuola o più scuola nella vita? Tra ragazzi sui muretti, storie dal Camerun e riflessioni personali, come riportare l’educazione dove davvero si vive?
Anche quest'anno la seconda settimana di settembre per molti suonerà la campanella dell’inizio della scuola. Si ritorna in classe.
Io no. Ho fatto una scelta diversa e, anche se resto sempre nell'ambito della scuola, non entrerò in classe.
Uno dei motivi della mia decisione è stata la percezione di una scuola, in quanto tale, troppo distante dalla vita quotidiana, una sorta di bolla in cui ha più rilevanza la pagina di esercizi e l’attenersi alle prescrizioni delle direttive ministeriali che quello che si sperimenta. E nonostante i tentativi per adeguarsi al mondo che cambia introducendo l'educazione finanziaria o l'intelligenza artificiale, la scuola appare come un mastodontico cetaceo arenato sulla spiaggia, come ha ben descritto Tiziana Palmieri qualche tempo fa (ma non mi ricordo dove: in ogni caso la sua newsletter si chiama Balena…).
Non è così inusuale incontrare chi come me ritiene che la scuola dovrebbe aprirsi di più alla vita delle persone, essere più partecipe di quello che accade nella comunità, coinvolgersi con l’esistenza di chi ne fa parte. Perché se la vita non entra a scuola, sarà la scuola a morire di asfissia.
Dalla cattedra alla scrivania
Il primo settembre, nella mia caccia a qualcosa di nuovo da esplorare, ha segnato il mio ingresso nel magico mondo dell’ufficio scolastico. Scrivania, pc e riunioni. Anche il cartellino da timbrare. Chi l'avrebbe mai detto?
Ed ecco che nel lontanissimo impero della burocrazia elevata a divinità fa capolino impertinente l’esperienza di chi ha calcato le scene delle aule scolastiche. C’è il collega fortemente dislessico che lavora con le stesse difficoltà dei miei studenti. Il mio cervello ha elaborato un PdP a prova di bomba. Siamo stati travolti dal trasloco in corso e, per quanto esistano tanti docenti che non vogliono sporcarsi le mani perché “non è compito loro”, noi sappiamo bene che le cose non si fanno da sole e qualcuno deve pur assumersi l'onere e l'onore di farle… tutto il mondo è una scuola, insomma.
E c’è anche il fatto che nel lungo tragitto vedo tantissimi ragazzi a spasso o seduti sui muretti vicino alla stazione o in giro: capellino, borsello, vestiti in nero e bianco come una divisa, canzoni a tutto volume, si spintonano, ridono… è come trovarsi di nuovo nei corridoi del mio istituto.
E mi domando se quello che dovrei fare davvero non sarebbe forse fermarmi e parlarci e magari mettere in scena uno spettacolo teatrale con loro…
Mireille, o dell’andare a cercare i ragazzi
E poi ho conosciuto Mireille. A cena ha raccontato alcuni momenti della sua vita, l'adozione dei figli (11!), la scuola di cucito… Mireille vive in Camerun, nella capitale Yaoundé. Una sua amica, Marta, quando andava nel quartiere musulmano incontrava tanti bambini: si metteva a scrivere sulla terra i nomi dei ragazzini che chiedevano di imparare. Così è nata la scuola. Anche le bambine erano attratte dalla possibilità di imparare cose nuove, ma, spiega Mireille, vengono date in sposa molto presto. Allora Mireille ha ideato la scuola di cucito: in questo modo le bambine possono diventare delle donne autosufficienti e scegliere una vita diversa. “Sono bravissime”, dice orgogliosa, e mostra il corpetto ricamato finemente, “questo l'hanno fatto loro”.
Hanno portato la scuola in strada.
Mireille è la personificazione di ciò che intendiamo per forza della natura.
Tutti conosciamo qualcuno che ha preferito dedicare la propria vita ad andare in strada a cercare i ragazzi. Abbiamo l'illusione che siano solo situazioni lontane, in paesi come il Camerun o il Brasile. Invece non è così. Tempo fa ad esempio ho conosciuto i Maestri di Strada, che sono nati prima come progetto e poi come associazione a Napoli per il recupero dei ragazzi che abbandonano la scuola media. Ricordo che rimasi impressionata dalle narrazioni degli operatori che stavano in strada per incontrare i ragazzi e dalle immense difficoltà con le quali si sono scontrati.
Dopo che escono da scuola, dove vanno i ragazzi?
Più vita nella scuola o più scuola nella vita?
Mentre camminavo verso il mio nuovo lavoro, mi sono chiesta se non fosse sbagliata la mia prospettiva: ci vuole forse più scuola nella vita e non più vita nella scuola?
I nostri studenti vivono già per strada, li trovi nei parchi, negli angoli delle città dove costruiscono i loro veri legami. Noi continuiamo ad aspettarli dietro banchi ordinati, con lezioni in cui noi per primi non riusciamo a cogliere il legame con le piccole grandi cose che fanno drammaticamente parte della nostra vita.
Come rendere la scuola più vicina agli studenti?
La felicità per me è la possibilità di conoscere e scoprire. Perché come per le sartine di Mireille, conoscere offre una strada in più, un’alternativa a quello che può essere un destino segnato. È il momento in cui il sapere o non sapere cambia tutto perché puoi leggere il mondo con occhi diversi.
Il mio nuovo lavoro mi offre un punto di vista nuovo sulle cose e io ricerco sempre la possibilità di imparare ancora e ancora. Tuttavia mi domando se il mio posto non sia ancora più lontano…
Ecco, mi chiedo se la scuola che fa di tutto per appropriarsi della vita e farla diventare attività didattica non abbia i giorni contati. E se forse la soluzione non sia molto più semplice: mettere più scuola, più voglia di scoprire e imparare, nella vita, andare in strada a cercare i ragazzi per dirgli che la scuola è questo, un’interminabile scoperta di strade e destini che si incrociano e creano nuove trame e nuovi scenari… cambiare è possibile.
Non aspettiamo che suoni la campanella
I ragazzi sono già lì fuori, sui muretti della stazione, nei parchi, negli angoli delle città. Stanno aspettando (forse non lo aspettano più?) qualcuno che si fermi e gli dica che quello che vivono, quello che sentono, quello che sognano ha valore. Che può diventare teatro, matematica, storia, poesia. E no, non è sui social: non sono scemi, sanno già che è tutto finto e non è interessante un adulto che si nasconde dietro uno schermo.
La scuola vera inizia quando usciamo dalle nostre aule e andiamo a cercarli dove sono.
Inizia oggi.
… con un buon caffè ☕
Simona
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In bocca al lupo Simona! E visto che ti domandi se il tuo posto non sia ancora più in là... Beh, noi ti aspettiamo in Ministero!!! 😉 Ti auguro (oltre al Ministero 😁) di avere sempre nella coda dell'occhio il volto degli alunni e dei colleghi! Lascio drom!
In bocca al lupo per la tua nuova esperienza! 😊