#51 pensiero divergente
Creatività, neuroscienze e insegnamento: perché il cervello si inaridisce e come ritrovare energia. Io sono Simona Sessini e questa è la cinquantunesima newsletter del 2025 de Il caffè del lunedì
Perché arriviamo a dicembre con quella sensazione di “cervello prosciugato”? La neuroscienza ci dà una risposta precisa su come il cervello creativo lavora davvero (spoiler: non come crediamo), e perché inserire piccoli elementi divergenti nella routine può trasformare il nostro modo di insegnare.
Parlando con molti di voi negli ultimi mesi, ho percepito qualcosa di molto chiaro: c’è un’esigenza profonda di dare spazio alla creatività nella nostra pratica quotidiana. Ora più che mai. E non è casuale.
Se il cervello si “inaridisce”
Sapete quella sensazione di prosciugamento che sentiamo arrivare a dicembre? I neuroscienziati le hanno dato un nome preciso: “small-world thinking1”. Succede quando una attività come l’insegnamento rimane confinata in pattern routinari e prevedibili. Il cervello non è inattivo, al contrario, lavora moltissimo, ma si ritrova intrappolato in connessioni neurali stereotipate, senza quella oscillazione dinamica tra immaginazione e riflessione che è la linfa del significato, della scoperta, del piacere stesso di insegnare e imparare.
Ed ecco perché arriviamo alle vacanze con questa sensazione di aridità, anche quando abbiamo dato il massimo.
La danza del cervello creativo
Quest’anno ho approfondito questi temi grazie al terzo (sempre più entusiasmante) corso con Paola e Marianna di Altisensi (la loro headline, Filosofia per la creatività, è stupenda). E ho scoperto qualcosa di sorprendente: la vera creatività non è quella “libera e selvaggia” che ci immaginiamo.
Il cervello creativo2 opera come una danza tra due partner apparentemente opposti:
- il pensiero divergente (ancorato nel Default Mode Network3): quello che accende l’immaginazione, i ricordi, le associazioni non ovvie. È la voce che dice: “E se provassimo diversamente? Quali altre soluzioni esistono?”
- il controllo esecutivo (nella corteccia prefrontale): quello che valuta, sceglie, organizza, implementa. È la voce che dice: “Tra queste opzioni, quale funziona davvero? Come la realizzo?”
Normalmente pensiamo che solo il primo sia creativo. Ma la biologia ci mostra altro: è nel dialogo tra questi due che nasce la creatività sana, quella che dà energia invece di prosciugarla.
Quando l’equilibrio si rompe
Proviamo a riconoscerci in uno di questi scenari:
Se prevale solo il divergente: idee infinite, sempre in movimento, ma non si completa mai nulla. È una creatività ansiosa, che genera stress invece di benessere. Pensate a quegli artisti perennemente insoddisfatti, sempre alla ricerca della prossima illuminazione.
Se prevale solo il convergente: routine consapevole, sì, ma senza vedere alternative. Ci si sente intrappolati. E inizia quel borbottio mentale continuo su problemi irrisolti che gli specialisti chiamano ruminazione.
Suona familiare?
Il “middle thinking”
Ecco la parte davvero affascinante. Uno studio4 recentissimo dell’Università di Durham (2025) ha scoperto qualcosa che ribalta l’idea comune: chi eccelle nel generare molte idee diverse è solitamente più abile anche nel trovare l’unica soluzione corretta a un problema.
Divergenza e convergenza non sono opposti. Vanno di pari passo.
E questo spiega perché gli insegnanti che vediamo eccellere non sono né quelli che improvvisano sempre, né quelli incollati ai libri di testo. Sono quelli che sanno quando rompere lo schema e quando ricomporlo in una forma nuova.
Questa capacità ha un nome tecnico: middle thinking. È l’arte di far dialogare fantasia e concretezza, immaginazione e disciplina.
La firma neurale del benessere
Volete sapere quando accade davvero? Pensate a un momento in cui siete stati completamente assorbiti in un’attività creativa e concreta, forse preparare una lezione nuova, sistemare il giardino, cucinare sperimentando. Il chiacchiericcio mentale scompare, vero?
Quello è lo stato di flusso (flow), e ha una firma neurale precisissima: il Default Mode Network e il controllo esecutivo lavorano insieme, focalizzati sul presente, senza quella dissipazione che caratterizza l’ansia.
Ecco perché inserire elementi divergenti nel contesto concreto riduce lo stress: non è “distrazione”, è focalizzazione attiva su qualcosa che richiede sia immaginazione che disciplina.
L’invito pratico (molto pratico)
Durante queste vacanze non vi consiglio di “essere più creativi” in astratto. Vi invito invece a fare un esperimento semplice: inserite qualcosa di divergente in ciò che ripetete ogni giorno, e osservate come la realtà cambia forma.
Esercizi per allenare il pensiero divergente:
Mentre fai colazione, cerca, nel cibo o nella tavola, una forma geometrica specifica: una spirale, un’ellissi, un rombo;
Andando in giro, soffermati sulla sensazione tattile di un tessuto: che colore assoceresti?
Scegli due alimenti con sapori opposti e sperimenta una ricetta in cui li abbini;
Fotografa lo stesso oggetto in casa tua a ore diverse del giorno e osserva come la luce modifica l’atmosfera: vuoi provare a dare un titolo alla tua foto?
Fissa nella memoria un istante particolarmente piacevole e cerca nei ricordi quelli che gli assomigliano: cosa hanno in comune? Odori, colori, persone, luci, suoni?
Non sono compiti creativi. Sono allenamenti per far dialogare immaginazione e osservazione concreta.
Anche la creatività ha bisogno di ricaricarsi
E parlando di equilibrio: anche la mia creatività ha bisogno di tempo per rigenerarsi. Per questo mi prendo una pausa dalle newsletter.
Tornerò il 12 gennaio con un nuovo progetto legato al nostro “caffè del lunedì”, qualcosa che sto preparando proprio applicando questo middle thinking: unendo ciò che mi avete raccontato (divergenza) con una struttura che spero possa esservi davvero utile (convergenza).
L’augurio
Quando tornerete a gennaio, forse vi accorgerete di avere più coraggio. Non il coraggio di stravolgere tutto, ma quello più sottile: rimanere nel contesto e trasformarlo da dentro.
Inserire una domanda inaspettata in una lezione strutturata. Portare un materiale nuovo in una routine consolidata. Vedere una prospettiva diversa dentro uno schema che conoscete a memoria.
Questo cambio di sguardo è tutto ciò che serve perché l’insegnamento torni a essere vivo.
Buon 2026 e buon caffè ☕
Simona
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Nel 2008, Kilduff e colleghi hanno pubblicato uno studio fondamentale che caratterizza esattamente questo fenomeno. Gli autori hanno dimostrato che quando le persone percepiscono reti sociali complesse (in questo caso, reti di amicizie organizzative), applicano un schema cognitivo semplificato che le fa vedere il mondo come organizzato secondo la “small world” topologia. Kilduff spiega il meccanismo così: poiché tracciare centinaia di relazioni interpersonali pone un carico cognitivo eccessivo, le persone “riducono la complessità costruendo una concezione cognitiva semplificata”.
Lascio qui per chi è curioso il il celebre “Presidential Address” all’APA che inaugura la stagione moderna degli studi sulla creatività e introduce in modo sistematico il concetto di pensiero divergente: Guilford, J. P. (1950). Creativity. American Psychologist, 5, 444–454.
Il Default Mode Network (DMN) è una rete di aree del cervello che si attiva quando non siamo concentrati su un compito esterno: durante le pause, mentre fantastichiamo, ripensiamo al passato o immaginiamo il futuro. In quei momenti la mente “guarda dentro” e il DMN svolge funzioni chiave, come l’auto-riflessione, la memoria e l’immaginazione…
Bruce, S. Rawlings, Daisy Chetwynd-Talbot, Erin Husband, Aisling Nuttall, Elissa Quinn, Rosie Taggart & Hannah E. Roome (2025) Divergent thinking is linked with convergent thinking; implications for models of creativity, Thinking & Reasoning, 31:4, 586-608, DOI: 10.1080/13546783.2025.2485059.


