#quaderno di scrittura 8
Mi piacerebbe realizzare una scrittura collettiva o un collettivo di scrittura qui, su Substack. Questo è il quaderno n. 8, l'esercizio consisteva nell'immaginare una delle città invisibili di Calvino
Parola scelta: fili
Genere: una delle Città invisibili di I. Calvino
Voce narrante: terza persona singolare
Livello di difficoltà: ★★★☆☆
La città e gli scambi
A Vanora si giunge attraverso un bosco intricato, buio e umido, sferzati dai rami, dai fruscii e dai bagliori repentini. Peggio del freddo dentro le ossa e i morsi della fame, è la certezza di non poter chiedere aiuto: nessuno risponderà.
Le abitazioni dei residenti sono famose per i pizzi e i merletti che sostituiscono le porte e finestre. Ed in effetti, ogni volta che le persone si incontrano prendono a sferruzzare una sciarpina oppure a lavorare della passamaneria o ancora incrociano gli uncinetti per un bel centrotavola. I fili si srotolano in trine, rosette, pizzi, goldwork e macramè. Ognuno di essi è un inizio che si srotola tra le viuzze, si perde nei canali, si riprende al mercato del lunedì.
Gli abitanti sanno che lo straniero che compare acciaccato alle porte della città non riesce a capacitarsi che nel mondo possa esistere ancora il calore umano. Mani lo raccolgono e lo trasportano, lo fanno accomodare a tavola e lo rifocillano. Con la bocca piena i commensali domandano e rispondono. Lo spirito si rinfranca tra il vino fresco, le risate allegre, e gli sguardi che si incrociano.
I nuovi ospiti alloggiano in case senza porte e finestre, dormono pigiati in letti di lana, condividono rocchetti, gomitoli, ditali.
A Vanora il tempo trascorre intessendo orli, festoni, reticelle, chantilly, punti croce e punti erba, motivi geometrici e arabeschi… mentre raccontano se stessi a vicenda. Le case spoglie trovano chi fila e ricama e cuce le aperture e le ricopre di fregi e decorazioni. Alcune case sono completamente rivestite di ricami e merletti. I fili si intrecciano per i corridoi e si arrampicano sui muri, a volte si incrociano nelle strade intorno a capanelli di chiacchiere. Alcuni fili si ingarbugliano e talvolta si resta impigliati. A qualche casa nessuno aggiunge fantasie alle trame esistenti, si rompe l’armatura e si portano via i corpi rinsecchiti, aggrovigliati nelle trame sinuose delle trine.
Si lascia una casa nuda e pronta a nuovi ricami.
Potrebbe essere una delle città di Calvino? Non lo so, ma il lavoro più complesso nello scrivere non è stata l’idea e l’immagine della città, ma il sottrarre progressivamente peso alle parole, nell’intento di fissare la città come un punto nel tempo.
Un esercizio che consiglio.
Buon caffè ☕
Simona

